Quest’opera è stata realizzata nel Novembre del 2024 e come gli altri due realizzati nello stesso anno l’artista dialoga sull’attualità del pensiero Gramsciano in un confronto tra ieri e oggi. L’ispirazione arriva dall’articolo uscito sul Grido del popolo nel 1918 dal titolo “La libertà nella scuola”. Un’adolescente è seduta su un libro sospeso con altri libri che la contornano. La sguardo fisso e il volto preoccupato ci fa pensare al fatto che i problemi della scuola che pone Gramsci già nel 1918 permangono ancora oggi. Gramsci immaginava una scuola umanistica e disinteressata, aperta a tutti, unica e uguale per tutti, ma anche tecnico-scientifica. La cultura umanistica non doveva essere intesa nel senso tradizionale, ma come il punto di arrivo di un percorso che, partendo dalle applicazioni pratiche delle tecniche, coglieva le elaborazioni teoriche che le avevano permesso, fino a elaborare una visione culturale più ampia. Gramsci sosteneva che anche i figli dei proletari dovessero avere l’opportunità di formarsi nella scuola secondo il loro orientamento individuale e non essere obbligati a una scelta di vita già precostituita dall’appartenenza di classe sociale. Pertanto, la scuola professionale non doveva limitarsi a una istruzione unilaterale tecnico-pratica, ma promuovere anche una formazione culturale.
«Il Grido del popolo», XXIII, n. 738, 14 settembre 1918, articolo “La libertà nella scuola”.
This work was created in November 2024. Like the other two works created in the same year, the artist discusses the relevance of Gramsci’s thinking in a comparison between yesterday and today. The inspiration comes from an article published in Grido del Popolo in 1918 entitled “Freedom in School.” A teenager is sitting on a suspended book surrounded by other books. Her fixed gaze and worried face make us think that the problems in schools that Gramsci raised back in 1918 still exist today. Gramsci imagined a humanistic and disinterested school, open to all, unique and equal for all, but also technical and scientific. Humanistic culture was not to be understood in the traditional sense, but as the culmination of a journey that, starting from the practical applications of techniques, grasped the theoretical elaborations that had made them possible, leading to the development of a broader cultural vision. Gramsci argued that even the children of the proletariat should have the opportunity to be educated in school according to their individual orientation and not be forced into a life choice predetermined by their social class. Therefore, vocational schools should not be limited to unilateral technical and practical education, but should also promote cultural education.
«Il Grido del popolo», XXIII, n. 738, 14 settembre 1918, articolo “La libertà nella scuola”.
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La libertà nella scuola
«Il Grido del popolo», XXIII, n. 738, 14 settembre 1918,
Il compagno Ezio Bartalini ha presentato al Comune di Piombino questa sua relazione sull’opera svolta in un anno come direttore della Scuola Tecnica Pareggiata F. Niccolini1. Il compagno Bartalini ha non solo ben meritato la fiducia che i compagni amministratori di Piombino avevano riposto nella sua intelligenza e nella sua attività, ma ha anche reso un utile servizio al movimento socialista, offrendogli i risultati concreti del suo esperimento. Una conclusione attuale si può trarre da questi risultati. Ferve nei giornali e nelle riviste cattoliche la discussione sulla scuola libera2. I cattolici propugnano l’abolizione del monopolio di Stato sulla scuola, perché sperano che il monopolio passi nelle loro mani. Noi crediamo che i cattolici sbaglino nel fare i conti: è vero che i preti, in quanto godono di uno stipendio e hanno tutta la giornata libera, si troverebbero in condizioni di partenza privilegiate nel gioco della concorrenza. Ma appunto il pericolo di un assorbimento dell’attività scolastica da parte dei cattolici metterebbe automaticamente in discussione il problema del fondo culti e porterebbe all’abolizione di questo istituto feudale. Noi socialisti dobbiamo essere propugnatori della scuola libera, della scuola lasciata all’iniziativa privata e ai Comuni3. La libertà nella scuola è possibile solo se la scuola è indipendente dal controllo dello Stato. Il compagno Bartalini non ha trovato difficoltà nel suo esperimento perché direttore di una scuola pareggiata; non è però escluso che in avvenire il Provveditore intervenga e rovini tutto il lavoro fatto. Noi dobbiamo farci propugnatori della scuola libera, e conquistarci la libertà di creare la nostra scuola. I cattolici faranno altrettanto dove sono in maggioranza; chi avrà più filo tesserà più tela.
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Freedom in School
“Il Grido del Popolo”, XXIII, no. 738, 14 September 1918
Comrade Ezio Bartalini presented this report to the Municipality of Piombino on the work he carried out during one year as director of the F. Niccolini Technical School. Comrade Bartalini not only fully justified the trust that the socialist administrators of Piombino had placed in his intelligence and his activity, but he also rendered a useful service to the socialist movement by providing the concrete results of his experiment.
A timely conclusion can be drawn from these results. In Catholic newspapers and journals there is currently a lively debate about the so-called “free school.” Catholics advocate the abolition of the state monopoly over education because they hope that the monopoly will pass into their own hands. We believe that Catholics are miscalculating: it is true that priests, since they receive a salary and have the whole day free, would start from a privileged position in the competition. But precisely the danger that educational activity might be absorbed by Catholics would automatically raise the question of the fondo culti (religious fund) and would lead to the abolition of this feudal institution.
We socialists must advocate the free school — a school entrusted to private initiative and to municipalities. Freedom in education is possible only if schools are independent from state control. Comrade Bartalini did not encounter difficulties in his experiment because he was the director of an equivalent (state-recognized) school; however, it is not impossible that in the future the Superintendent of Education might intervene and undo all the work that has been done. We must therefore become advocates of the free school and win the freedom to create our own school. Catholics will do the same where they are in the majority: whoever has more thread will weave more cloth.
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La relazione presentata al Comune di Piombino e introdotta da questa premessa di G. era relativa all’opera svolta da Bartalini nell’anno scolastico 1917-18 quale direttore della Scuola tecnica pareggiata intitolata al socialista e massone Ferruccio Niccolini, già ingegnere capo del Comune. La pubblicazione del testo della relazione continuò nel «Grido del popolo» del 21 settembre. Bartalini si era legato in amicizia con G. al tempo del suo servizio militare a Torino nel 1916: il loro rapporto, cementato anche da comuni interessi culturali (Bartalini stava preparando la sua seconda laurea, in Lettere, con una tesi sul canto di Farinata), fu improntato a grande familiarità, come testimoniano due cartoline inviate da G. a Bartalini nell’ottobre 1916 (cfr. Epistolario, 1, pp. 168-69). Bartalini era stato poi congedato per ragioni di salute e aveva assunto l’incarico bandito dall’ammini stra zione comunale di Piombino. Di lì a un anno G. pubblicò sull’«Ordine nuovo», sotto il titolo Esperienze di scuola, due relazioni di Bartalini al Provveditore agli Studi, la prima delle quali datata Piombino, 20 luglio 1919: cfr. E. Bartalini, Disciplina spontanea e volontaria, «L’Ordine nuovo», 13 settembre 1919; Id., Fatti e documenti, ivi, 18 ottobre 1919.
Info sull’autore
Mauro Podda. Nasce a Terralba il 29.07.1959. Mostra subito interesse verso l’arte e in particolare verso il disegno e la pittura. Nel 1983 prende il diploma geometra, ma è l’arte il suo principale interesse così dopo varie esperienze dal 1990 al 1996 lavora per l’emittente NOVA TV di Oristano come grafico, operatore e scenografo. Intanto tra le innumerevoli attività non abbandona la pittura che rimane sempre la sua passione. Fin da giovane, i suoi lavori pittorici spaziano tra surrealismo magico e realismo. Nella mostra 𝘌𝘴𝘴𝘦𝘳𝘦 𝘧𝘢𝘯𝘨𝘰 del 2014 (Arte 52 – Museo del Territorio 𝘚𝘢 𝘊𝘰𝘳𝘰𝘯𝘢 𝘈𝘳𝘳𝘶𝘣𝘪𝘢), dedicata all’alluvione che colpì il terralbese nel 2013, emergono con forza l’attaccamento alla sua terra, ma anche l’impegno e la denuncia sociale. Nel 2019 partecipa alle manifestazioni di Matera Capitale Europea della Cultura e nel 2021, in collaborazione con la CMA di Oristano, realizza l’installazione in ceramica all’ingresso di Villaurbana. E’ autore di svariati murales in diversi paesi dell’Isola. A Gonnosnò dopo il murale del 2007 nel 2022 ne ha realizzati altri 5 tutti aventi come argomento la vita, l’opera e il pensero di Antonio Gramsci e nel 2023 altri 3.